A Beautiful Mind: tra immaginazione e realtà

“Forse è bello avere grande intelligenza ma il dono più importante è scoprire un grande cuore”.

 – J. F. Nash jr. , dal film –

“A Beautiful Mind” (U.S.A., 2001, Premio Oscar miglior film 2002), film diretto dal regista Ron Howard (Premio Oscar migliore regia 2002) racconta un importante spaccato di vita del Prof. John Forbes Nash jr. (Bluefield, 1928 – Monroe, 2015, USA), matematico, Premio Nobel per l’Economia nel 1994 e Premio Abel nel 2015; nel film la sua figura è interpretata dall’attore neozelandese Russell Crowe (Golden Globe migliore attore 2002). Il film è ispirato alla biografia dello scienziato, scritta dalla giornalista e scrittrice Sylvia Nasar (1998).

John Forbes Nash jr., tragicamente scomparso in un incidente stradale il 23 Maggio 2015 assieme alla moglie Alicia Larde (di ritorno dalla Norvegia dopo aver ritirato il prestigioso Abel Prize destinato annualmente dal re della Norvegia al migliore matematico straniero del mondo) è stato uno dei più noti matematici del Novecento, le cui intuizioni hanno avuto importanti applicazioni in ambito economico.

I suoi studi di matematica applicata alla “teoria dei giochi” (nel cui ambito è rimasta famosa la “teoria dell’equilibrio di Nash” da lui formulata) furono rivoluzionari fino a fargli ottenere, nel 1994, il Premio Nobel per l’Economia. Come viene raccontato nel film, nel corso della sua vita dovette drammaticamente confrontarsi anche con un disturbo mentale di notevole gravità, i cui sintomi comparvero in maniera chiara verso i trent’anni presentandosi ciclicamente nel tempo alternando periodi di lucidità mentale a forti ricadute. Questo disturbo mentale fu diagnosticato come “schizofrenia paranoide” e compromise per diversi anni la sua carriera universitaria e la sua vita coniugale e relazionale anche a causa dell’iniziale non aderenza ai trattamenti all’epoca previsti. Nel periodo di esordio del disturbo J. F. Nash si era già distinto da alcuni anni per le sue osservazioni geniali, all’inizio presso l’Università Carnegie Mellon di Pittsburgh in cui aveva conseguito la laurea in matematica (1948), in seguito presso l’Università di Princeton dove aveva ottenuto un’ambita borsa di studio per un PhD (dottorato di ricerca). In tale Università, durante il primo periodo di docenza conobbe Alicia Larde, una studentessa di fisica che sposò nel 1957; come emerge nel film, Alicia ebbe nella vita di Nash un’importanza notevolissima nel sostenerlo nella gestione dei sintomi della malattia, diventando una preziosa figura di supporto.

La storia narrata nel film ha inizio nell’autunno del 1948, periodo in cui il giovane John Nash viene ammesso in qualità di dottorando alla prestigiosa Università americana di Princeton. Nella sua rappresentazione emergono fin dall’inizio atteggiamenti e comportamenti poco orientati alle relazioni interpersonali e viene evidenziata la sua notevole volontà di emergere nell’ambito della matematica in cui mostra forte talento. Il protagonista è assorto nei suoi ragionamenti, analisi logiche volte a costruire una teoria matematica significativa; rielaborando una delle teorie formulate dal padre dell’economia Adam Smith, Nash conduce il suo ragionamento fino alla formulazione del principio delle dinamiche dominanti”, secondo cui in un insieme “il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé e per il gruppo”, raggiungendo così un punto di equilibrio.

Il film può essere suddiviso in tre parti definite che indicano l’evoluzione del percorso del protagonista dall’esordio del disturbo, passando per la consapevolezza delle sue caratteristiche, fino all’accettazione del disturbo e alla gestione dei suoi sintomi, considerando lo specifico contesto di vita.

Nella prima parte viene rappresentata la realtà così come viene vissuta in prima persona da J. Nash per cui emerge la sua visione soggettiva della realtà, dei rapporti che instaura con gli “altri da sé”, visione che sembra corrispondere alla realtà degli accadimenti. Allo stesso tempo, si nota come la sua personalità inizi a mostrarsi un po’ bizzarra, scontrosa, solitaria, sospettosa, ambiziosa, competitiva, in cerca di un riconoscimento e allo stesso tempo geniale, creativa e orientata da un forte interesse per la matematica. Nel momento in cui le geniali scoperte che Nash ha compiuto nel campo della matematica applicata alla “teoria dei giochi”, storicamente effettive ed il suo successivo impiego presso il M.I.T., altrettanto reale determinano un suo “ingaggio” nei servizi segreti degli USA come decifratore di codici, tale evento appare del tutto possibile considerando il periodo storico in cui si colloca. Nella parte iniziale del film, la storia raccontata sembra del tutto reale e plausibile.

La seconda parte del film rivela una divergenza tra la realtà così come viene “immaginata” dal protagonista e la realtà “oggettiva” per cui si svela un intreccio fra eventi legati alla realtà ed eventi legati a deliri ed allucinazioni che caratterizzano la mente di Nash così destabilizzata. In questa parte, quindi, si racconta la sintomatologia negativa e positiva della schizofrenia in numerose scene. Osservando attentamente è possibile distinguere le allucinazioni di Nash da fatti realistici sebbene con difficoltà: tale aspetto fa capire quanto nella mente di chi soffre di questo tipo di disturbo i sintomi positivi siano vissuti come reali, di quanto le sue percezioni vengano ritenute valide e inconfutabili.

Le allucinazioni di Nash descritte nel film sono rappresentate dai tre personaggi immaginari con i quali egli interagisce come se fossero persone reali e che all’inizio hanno la parvenza di concretezza: il compagno di stanza, Charles Herman; la nipotina di Charles, Marcee Herman; un ufficiale del dipartimento della difesa degli USA, William Parcher. Il delirio paranoide è costituito dal complotto dello spionaggio sovietico contro gli Stati Uniti d’America, per contrastare il quale Nash viene assoldato da William Parcher. Tali personaggi con i quali il protagonista interagisce all’inizio appaiono come persone realmente esistenti; nel proseguo, in realtà, si rivelano del tutto immaginarie, come altrettanto immaginario e frutto di una vera e propria sindrome delirante di tipo persecutorio risulta essere il coinvolgimento di Nash nei servizi segreti degli USA. La dissonanza cognitiva ed emotiva che si viene a creare porta ad un’immediata ridefinizione di ciò che si sta percependo determinando una nuova visione ed interpretazione dei personaggi e degli avvenimenti raccontati. Tale dissonanza è in linea con ciò che può essere vissuto da chi vive una vera e propria sindrome delirante, che si presenta inizialmente con connotati rigorosamente e formalmente logici, ma in realtà, approfondendo, risulta priva di contenuto reale.

La terza parte del film descrive il graduale percorso che J. F. Nash intraprende al fine di gestire i sintomi collegati al disturbo, anche grazie al sostegno della moglie Alicia e al recupero dei rapporti con alcuni colleghi fino a quel momento considerati come dei rivali. Tale cambiamento avviene nel momento in cui J. Nash inizia a comprendere in maniera critica la natura immaginativa dei propri deliri ed allucinazioni riprendendo lentamente il contatto con la realtà. Grazie a questa rete di supporto, il protagonista riprende l’attività presso l’Università riorganizzando il proprio progetto personale. L’acquisizione di un certo grado di consapevolezza della natura illusoria delle proprie fantasie, il rapportarsi a loro in maniera critica rappresenta il primo, determinante ostacolo da superare per gestire la sofferenza legata a questo tipo di disturbo. Nello specifico, Nash ad un cero punto prende consapevolezza che il compagno di stanza, la bambina e l’agente segreto rimangono per sempre uguali a se stessi pur trascorrendo il tempo. È solo quando Nash si rende conto di questa contraddizione che riesce a distinguere la realtà dall’immaginazione.

La persona che soffre di questo tipo di disturbo può dunque imparare a migliorare la qualità della propria vita acquisendo strumenti specifici che la aiutino a gestire i sintomi nel momento in cui si presentano potenziando così le proprie risorse interne.

 

 

 

Bibliografia

Coratti, B., Lorenzini, R., Scarinci, A., Segre, A. (2012). Territori dell’incontro. Strumenti psicoterapeutici, Alpes Italia, Roma

Simon & Schuster Paperbacks (1998). A Beautiful Mind. The life of Matematical Genius and Nobel Laureate John Nash, New York. Traduz. italiana di Caparano C., Zuppet R., Mancini S., Il genio dei numeri. A Beautiful Mind, Rizzoli, Milano (1999)

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