“Cosa stai dicendo?” L’afasia, un disturbo del linguaggio.

Il linguaggio, questa invenzione squisitamente umana, può consentire quello che, in linea di principio, non dovrebbe essere possibile. Può permettere a tutti noi – perfino a chi è cieco dalla nascita – di vedere con gli occhi di un altro.
-Oliver Sacks-

Maria, 65 anni, e Anna, 78 anni, si incontrano dalla parrucchiera.
Quando Elisabetta, la parrucchiera, interagisce con loro, rimane stupita. Maria parla tutto il tempo, risponde alle domande, ride, gesticola. Anna, invece, non dice quasi nulla, se non alcune parole ben scandite. Ciò che lascia però Elisabetta incredula è che, dei lunghi discorsi fatti da Maria, non ha capito praticamente nulla mentre, le poche parole dette da Anna, sono riuscite nello scopo di comunicarle ciò che voleva dirle.

Come mai? Cosa hanno Maria ed Anna?
A Maria è stato diagnosticato un disturbo del linguaggio chiamato afasia, in seguito ad un ictus cerebrale. Anna invece è affetta da demenza di Alzheimer e, con il passare del tempo, ha perso, in parte, anche la capacità di esprimersi, sviluppando un disturbo del linguaggio (afasia).
Le differenze di linguaggio di Maria e Anna non dipendono tanto dalla causa del disturbo ma piuttosto dal livello di compromissione dei meccanismi sottostanti l’elaborazione del linguaggio.

Cos’è il linguaggio e come si è sviluppato?
Il linguaggio è un sistema di comunicazione che permette di trasmettere informazioni e conoscenze da un individuo all’altro attraverso un complesso repertorio di comportamenti.
La facoltà di usare il linguaggio consente di modulare una gamma illimitata di sfumature, di concetti, di intenzioni e di idee.
La comparsa del linguaggio articolato (circa 30-50 mila anni fa) è stata funzionalmente equiparata a un processo di selezione naturale per la sopravvivenza e il successo della specie.
Un cambiamento necessario per lo sviluppo del linguaggio sembra esser stato l’abbassamento della posizione laringe nel tratto vocale, non permettendo più di respirare e bere contemporaneamente (come possono fare i bambini piccoli e gli scimpanzé) ma consentendo l’articolazione e la modulazione di una gamma di suoni vastissima. Un grande contributo allo sviluppo del linguaggio è stato dato, inoltre, dallo sviluppo di alcune aree corticali che risultano attive in compiti linguistici e che, se danneggiate, producono gravi deficit linguistici.
Per quanto riguarda invece lo sviluppo del linguaggio durante lo sviluppo dell’uomo (ontogenesi), fin dalla nascita i bambini sono predisposti ad apprendere il linguaggio, essendo dotati di sistemi percettivi specificamente rivolti all’apprendimento linguistico. La percezione uditiva è presente sin dalla vita intrauterina: il feto infatti, oltre a udire, è capace di discriminare gli stimoli sonori, come ad esempio la voce umana rispetto ad altri suoni, la voce della madre da altre voci umane, suoni già acquisiti rispetto a suoni nuovi.

Cos’è l’afasia e qual è la sua eziologia?
L’afasia è il disturbo a una o più componenti dei processi di comprensione e produzione del linguaggio in seguito a lesione cerebrale acquisita, non riconducibile a disordini percettivi, motori o del pensiero.
L’afasia è quindi un disturbo che può compromettere la nostra capacità di produrre il linguaggio o di comprenderlo. Le lesioni cerebrali coinvolte nell’eziologia dell’afasia sono causate, da disturbi cerebrovascolari (stroke ischemici o emorragici), da tumori cerebrali, da traumi cranici, processi infettivi o infiammatori e da malattie neurodegenerative.

Che tipo di difficoltà può riscontrare una persona afasica?
Come abbiamo visto, Maria ed Anna hanno un linguaggio molto diverso.
Le difficoltà, infatti, che una persona con afasia può presentare sono diverse, a seconda del diverso livello di compromissione del linguaggio. Di seguito ci soffermeremo sulle difficoltà in produzione, più facilmente riscontrabili nel dialogo con una persona afasica, da parte di un interlocutore non esperto. I disturbi che descriveremo, a seconda del tipo di danno cerebrale, possono manifestarsi insieme oppure riguardare selettivamente un unico livello.

Alcune persone possono emettere suoni non accurati, distorti, mostrare un’alterazione dei tempi di pronuncia a causa di un uso errato della muscolatura fonoarticolatoria, mostrando un disturbo del livello fonetico del linguaggio.
Altre persone, invece, possono aver compromesso il livello fonemico, producendo errori non tanto di esecuzione del suono, ma di corretta locazione del suono o della sillaba che deve essere emessa. Persone con disordine a livello fonemico potrebbero dire «trighe o tire o stigre» al posto di «tigre», emettendo a volte anche parole che non esistono (neologismi).
Se l’eloquio di una persona è caratterizzato quasi interamente da neologismi, al punto da risultare incomprensibile, come nel caso di Maria, si parla di gergo neologistico o di gergo fonemico, a seconda che siano o no ancora riconoscibili delle parole vere nella produzione della persona.
Alcune persone possono presentare difficoltà nel produrre parole nell’eloquio spontaneo a causa di una compromissione del livello semantico-lessicale. Potremmo quindi notare nel loro linguaggio frequenti anomie dovute all’incapacità di reperire una parola durante l’espressione verbale spontanea e/o, per compensare ad esse, circonlocuzioni (frasi che descrivono la parola da denominare o la sua funzione, ad esempio possono dire «serve ad aprire la porta» al posto di «chiave»), o errori semantici (una parola inappropriata nel contesto ma semanticamente legata alla parola bersaglio come per esempio utilizzare la parola «forchetta» al posto di «coltello»).
Altre persone, in seguito a un disturbo del livello sintattico-grammaticale, potrebbero produrre alcuni errori sintattici a livello della struttura frasale, fino a produrre un linguaggio telegrafico come nel caso di Anna. Anna infatti ha un linguaggio agrammatico, povero dal punto di vista della struttura sintattica della frase: produce solo frasi brevissime, spesso solo alcune parole contenuto omettendo morfemi grammaticali come congiunzioni, preposizioni, ecc., utilizzando i verbi all’infinito anziché nella loro giusta declinazione.
Altri disturbi ancora possono riguardare la lettura e il linguaggio scritto.
Cosa fare in questi casi?
Patologie che coinvolgono la funzionalità cerebrale possono avere come conseguenza disturbi del linguaggio che possono compromettere le abilità quotidiane ed essere molto invalidanti per la persona che ne soffre.
E’ opportuno in tali casi effettuare una visita neurologica e una  valutazione neuropsicologica. Il neuropsicologo valuterà, attraverso la somministrazione di test appositi e colloqui con pazienti e familiari, la compromissione delle diverse funzioni cognitive, tra cui il linguaggio.
Valutata l’entità delle difficoltà, la persona potrà intraprendere una riabilitazione del linguaggio, assieme al logopedista, con l’obiettivo di migliorare le abilità compromesse e, di conseguenza, ridurre l’impatto di tali difficoltà nella vita di tutti i giorni.

Bibliografia:

Denes G., Pizzamiglio L. (1996), Manuale di neuropsicologia. Zanichelli.

Lezak M.D. (2000), Valutazione Neuropsicologica, Volume 1. Teoria e Pratica. Edra.

Mazzucchi, A. (2006), La riabilitazione neuropsicologica. II edizione, Masson S.P.A Milano.

 

 

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