Decision making: caratteristiche e strategie

Possano le tue scelte riflettere le tue speranze non le tue paure
– N. Mandela –

“L’uomo non può prendere due sentieri alla volta” (proverbio africano).

Il concetto di decision making fa riferimento alla capacità di prendere decisioni in modo mirato, consapevole e costruttivo, valutando le varie opportunità presenti in un dato contesto e le possibili conseguenze nel breve e/o nel lungo termine. Non consiste solo nell’abilità di analizzare le alternative possibili, ma anche nella capacità di scegliere l’azione migliore da compiere.
Quotidianamente ci troviamo ad operare innumerevoli scelte, alcune più semplici ed immediate (come, ad esempio, l’acquisto di una merce), altre più complesse e rischiose (come, ad esempio, il valutare se cambiare lavoro, se trasferirsi, ecc.). In alcuni casi prendiamo delle decisioni sulla base di ragionamenti, in altri sulla base di automatismi. In alcuni momenti, inoltre, possiamo avere difficoltà a scegliere tra più azioni per cui ci sentiamo bloccati di fronte ad una scelta perché abbiamo paura di commettere un errore.
A livello dei processi di pensiero, il prendere una decisione costituisce un atto di particolare complessità in quanto, da una parte richiede buone capacità di analisi, di elaborazione delle informazioni, di memoria, dall’altra si struttura sulla base di dati a disposizione spesso parziali e incompleti.

Processo decisionale: caratteristiche
In che cosa consiste il processo decisionale? Cosa influenza la nostra capacità di decidere?
Decidere significa scegliere e pervenire ad un giudizio che poi ci guida nel comportamento dopo aver ponderato una serie di opzioni possibili ed alternative, tenendo conto della situazione in cui ci si trova (von Winterfeld e Edwards, 1986). La presa di decisione è un processo di ragionamento che può essere compiuto in modo pianificato o meno. Scelte ponderate richiedono l’utilizzo di strategie mirate basate su confronti e valutazione di ipotesi mentre scelte automatiche prevedono la messa in atto di modalità già sperimentate senza un’approfondita analisi della situazione e delle alternative (ad esempio quando si vive una situazione nota, già sperimentata precedentemente o quando il tempo a disposizione è ristretto, per cui si cerca di ottimizzare la scelta in base all’urgenza). In alcune situazioni decidere non è semplice: significa mettersi in gioco, fare una scelta rinunciando a tutte le altre possibilità, crescere, imparare a capire cosa per noi è davvero importante in quello specifico momento della nostra vita.

Strategie
Le strategie utilizzate da ciascuno per prendere delle decisioni variano sia rispetto a fattori riguardanti la persona stessa sia a fattori legati al contesto specifico in cui si opera la scelta.
A livello normativo, razionale, chi effettua una scelta dovrebbe optare per l’alternativa che comporta la maggiore utilità, a partire dalla valutazione dell’intero scenario di partenza. In realtà, l’individuo nel momento in cui prende una decisione opera adottando un sistema a “razionalità limitata” (Simon, 1956), avendo una capacità strutturale di elaborare le informazioni limitata per cui l’esito del processo decisionale deriva spesso dalla scelta di un corso di azione non ottimale ma soddisfacente. A livello pragmatico, quindi, adottiamo delle “euristiche di pensiero”, ovvero delle “scorciatoie” al fine di prendere una certa decisione in un dato contesto, considerando le varie risorse in quel momento valutate come disponibili (Kahneman e Tversky, 1973; Nisbett e Ross, 1980). Le euristiche sono procedure cognitive che consentono all’individuo di prendere una decisione tenendo conto della complessità della situazione e dei limiti del proprio sistema di immagazzinamento e di elaborazione delle informazioni per cui “il giudizio intuitivo costituisce spesso l’unica modalità pratica per valutare elementi incerti”. In senso più ampio, gli individui nel prendere una decisione interpretano e valutano le alternative a disposizione in termini di scarto da un dato punto di riferimento (“teoria del prospetto”, Kahneman e Tversky, 1982): necessitano, quindi, di un punto di riferimento cognitivo che svolga da termine di confronto in base al quale valutare le opzioni a diposizione, al di là del preciso contesto decisionale. In una prima fase chi è impegnato in un processo decisionale analizza e struttura i termini del problema; in una seconda fase mette a confronto le diverse prospettive al fine di stimarne il valore e di individuare quella ritenuta avere il valore più alto che viene, quindi, scelta. Il valore di una data opzione si definisce in termini di guadagni o di perdite rispetto alla prospettiva assunta come punto di riferimento neutro (scarti in senso positivo o negativo rispetto ad una certa posizione assunta come base di confronto). Le preferenze, a livello di scelta, dipendono, inoltre, dai pesi soggettivi che ognuno attribuisce, per cui non sempre corrispondono alle probabilità effettive, oggettive di realizzazione in termini di esiti positivi. Inoltre, l’opzione scelta dipende dal tipo di rappresentazione mentale che la persona elabora rispetto al problema (“framing effect”, Kahneman e Tversky, 1982): il problema/frame viene costruito in maniera diversa a seconda del modo in cui viene strutturata la situazione problematica per cui un’alternativa di scelta corrisponde a un guadagno o a una perdita in funzione del punto di riferimento adottato. Se il punto di riferimento è stabilito in modo tale che un certo esito venga percepito in termini di guadagno, allora si tenderà a prendere decisioni non rischiose, se invece il punto di riferimento è stabilito in modo tale che un certo esito venga percepito in termini di perdita, allora si tenderà a prendere decisioni rischiose. Il valore di possibili perdite viene percepito come maggiore rispetto al valore di un possibile guadagno (“avversione alle perdite”).
Da un altro punto di vista (“teoria dell’immagine”, Beach e Mitchell, 1987), nella presa di decisione sono implicati criteri legati ai valori, principi etici, credenze (aspetti correlati all’immagine di sé) e criteri legati agli obiettivi prefissati rispetto ad un dato contesto (aspetti riguardanti l’immagine della traiettoria). Tali obiettivi possono essere concreti, come ad esempio passare un esame, oppure astratti, come ad esempio migliorare il benessere individuale.
Nel complesso, gli elementi individuali che influenzano la capacità di decisione sono costituiti dai giudizi e schemi con cui vengono interpretati gli elementi a disposizione, la percezione del rischio associato, le emozioni messe in gioco e le esperienze precedenti maturate rispetto alla situazione o simili a quella attuale. Ognuno di tali aspetti influisce in misura più o meno maggiore sulle nostre decisioni.
L’acquisizione o miglioramento di tale competenza è molto utile in quanto permette all’individuo di poter scegliere in modo autonomo e il più ottimale possibile, dopo aver valutato le caratteristiche della situazione, evitando di procrastinare la scelta o di decidere in maniera impulsiva e poco funzionale.

Bibliografia:
Beach, L. R., Mitchell, T. R. (1987). Image theory: principles, goals and plans in decision-making. Acta Psychologica, 66, 201-220.
Kahneman, D., Tversky, A. (1973). On the psychology of prediction. Psychological Review, 80, 237-251.
Kahneman, D., Tversky, A. (1982). On the study of statistical intuition. Cognition, 11, 123-141.
Nisbett, R. E., Ross, L. (1980). Human inference: strategies and shortcomings of social judgment. Englewood Cliffs, Prentice Hall.
Simon, H. (1956). Rational choice and the structure of the environment. Psychological Review, 74, 29-39.
von Winterfeld, D., Edwards, W. (1986). Decision analysis and behavioral research. New York, Cambridge University Press.

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