Dissociazione e Trauma.

Non mi sono mai sentito così profondamente distaccato da me e così presente nel mondo, nello stesso momento.  Albert Camus

Una sensazione affatto nuova gli tormentava il cuore con una angoscia infinita (…). Le lacrime scorrevano dai suoi occhi sulle guance di Rogožin, ma forse allora egli non sentiva più quelle lacrime e non aveva più alcuna coscienza. F. Dostoevskij, L’Idiota

“Ero seduta su una panchina, non ricordo cosa stessi facendo prima, forse avevo appena finito di parlare al telefono con mia mamma, non ricordo cosa mi diceva…, così improvvisamente sono passate due ore, il mio treno era già passato ed io l’avevo perso! Come posso spiegarle, il tempo è passato ed io ero andata in oca, completamente… come si dice? Tipo, fissavo l’orologio ma era come se le lancette e le ore non ci fossero, cioè fissavo oltre e a me sembrava che il tempo scorresse lento, lento,…e invece, boh! Ho perso il treno e sono rimasta lì seduta per ore.  Ero tutta intorpidita e, nelle mie orecchie, solo i passi delle persone che, frettolosamente, passavano e salivano sui treni, sembravano tipo, sa gli zoccoli dei cavalli sui sampietrini? Ecco così, ma una mandria di cavalli!. Li guardavo, i piedi delle persone, ma non sembravano reali, niente sembrava reale, mi sentivo come se fossi avvolta da una nebbia, sa, come quando sogniamo, ha presente? Che vediamo le cose, ma sono sfumate, color pastello, ecco mi sembrava di essere in un sogno! Poi è successo, come se guardassi tutto l’alto, ho visto me, Vicky, dall’esterno, cioè proprio come se non fossi io in quel corpo e mi guardavo dall’esterno, mentre tutti correvano e l’orologio e i cavalli… non pensavo fosse passato tutto quel tempo, poi il telefono ha squillato e mi sono accorta… di tutto, di nuovo, del tempo, del treno, mi sono tirata su e sono tornata a casa, prima però sono tornata in me.”

Quello che racconta Vicky alla sua terapeuta è la descrizione di un stato dissociativo. Ma che cos’è la dissociazione?

Il termine “désagrégation” (disaggregazione) fu utilizzato per la prima volta da Pier Janet, verso la fine dell’Ottocento e indicava fenomeni tipici dei quadri di isteria nei quali alcuni contenuti mentali apparivano non integrati, ossia esclusi dal normale flusso di coscienza. La dissociazione è un processo attivato da esperienze traumatiche improvvise, percepite come talmente spaventose e devastanti da impedire alla persona di processare adeguatamente tali esperienze in memoria. Dal punto di vista evoluzionistico i fenomeni di dissociazione vengono considerati stati di coscienza alterati ma anche veri e propri momenti di derealizzazione oppure degli stati di coscienza durante i quali le esperienze e le informazioni del nostro mondo emozionale non vengono integrate in uno schema unitario né condivise all’interno di un sistema interpersonale. Nella vita quotidiana tutti facciamo esperienza di piccoli momenti transitori di dissociazione, per esempio ci dimentichiamo di essere alla guida perché assorti in altri pensieri.

Cosa succede se le nostre emozioni rimangono estranee alla consapevolezza? 

Se le nostre esperienze emotive rimangono estranee alla coscienza e non vengono condivise all’interno di relazioni interpersonali, non potranno essere regolate ed espresse con la stessa flessibilità con cui tutti noi regoliamo emozioni coscienti (Liotti, 2006). Cardeña (1994) colloca i fenomeni dissociativi lungo un continuum che va da aspetti considerati normali e comuni nella popolazione generale a veri e propri fenomeni clinici quali la depersonalizzazione e la derealizzazione ed ha evidenziato tre diversi tipi di prospettive per quanto riguarda la dissociazione:

  1. Il termine “dissociazione” è usato per indicare quelle esperienze che non sono accessibili alla coscienza perché non integrate con essa e quindi con la memoria, l’identità e la volontà conscia dell’individuo (“compartimentalizzazione”).
  2. La dissociazione è un meccanismo difensivo che ha uno scopo ben preciso, quello di allontanare il soggetto dalla realtà, quando la realtà diventa particolarmente insostenibile e dolorosa.
  3. La dissociazione rappresenta un’alterazione caratterizzata da senso di scollegamento, mancata integrazione e connessione con se stessi o con l’ambiente esterno e la realtà (“detachment” o alienazione, ossia distacco, come la depersonalizzazione, la derealizzazione, il dejavu, le sensazioni di “out of body experiences”). Tutto questo sembra essere attivato da emozioni devastanti provocate da esperienze che si percepiscono come minacciose.

Perché dissociazione e trauma sono così connessi?

In psicopatologia, il trauma viene definito come un’esperienza minacciosa estrema, insostenibile e inevitabile, di fronte alla quale l’individuo si sente impotente (Herman 1992b; van der Kolk 1996). Una grande mole di studi epidemiologici e esperienze cliniche indicano che dissociazione e trauma sono strettamente connessi. D’altronde è il trauma stesso a produrre una disconnessione e disintegrazione (proviamo a pensare al concetto di trauma nella terminologia medica). Secondo Marlene Steinberg (2006), la dissociazione infatti non è altro che una difesa adattiva in risposta a un elevato livello di stress o ad un trauma. Questa risposta, caratterizzata da perdita di memoria e sensazione di distacco da se stessi o dal proprio ambiente può essere vista come sana e a volte addirittura necessaria se gli stressor sono percepiti come eccessivi e ingestibili o bisogna affrontare pericoli che minacciano la propria vita. Quando siamo esposti ad una esperienza traumatica, in cui è a rischio la nostra incolumità, si attiva in noi il sistema di difesa, un sistema filogeneticamente antico che ci protegge dalle minacce dell’ambiente esterno e che agisce rapidamente e fuori dalla nostra consapevolezza. Solitamente le risposte che si attivano sono di 4 tipi: freezing (congelamento), fight (attacco), flight (fuga), faint (svenimento/distacco). Il faint, solitamente, è la risposta che viene attivata se nessuna delle precedenti funziona, cioè se non riusciamo a rimanere immobili mentre decidiamo se attaccare o fuggire dal pericolo allora l’unica chance che abbiamo è quella di ridurre drasticamente e in modo repentino  il nostro tono muscolare, disconnettendo i centri cerebrali superiori da quelli inferiori. In pratica simuliamo la nostra morte, e grazie all’attivazione del sistema dorso-vagale, vi è un distacco dall’esperienza e sono possibili sintomi dissociativi. La dissociazione quindi potrebbe essere una risposta funzionale al trauma, perché allontana l’emotività dalla consapevolezza onde evitare il blocco nell’azione dell’individuo. Elementi caratteristici di questa risposta sono: un senso di distacco da se stessi e dal proprio corpo, senso di irrealtà, numbing emozionale, rallentamento nella percezione soggettiva dello scorrere del tempo (quello che descrive Vicky alla sua terapeuta). C’è da sottolineare come le esperienze dissociative siano distribuite lungo un continuum che va da un distacco della realtà che però mantiene integro il vissuto relativo al proprio Sè fino a forme di dissociazione in cui l’allontanamento dalla realtà e la discontinuità della propria esperienza tendono ad un’eccessiva reiterazione. Infatti se questa risposta perdura a lungo (per esempio negli individui con una storia di sviluppo traumatica alla spalle) tale attivazione dorso-vagale diviene disadattiva perché impedisce una buona metacognizione e non permette di integrare la memoria traumatica (che rimane però iscritta nel corpo) a causa di una disgregazione delle funzioni integratici superiori della coscienza, portando a fenomeni come il detachment e compartimentalizzazione (Tagliavini, 2011). Concludendo, ancora oggi si susseguono teorie sul ruolo adattavo o meno della dissociazione nel trauma. L’ipotesi più diffusa sembra essere quella secondo la quale i sintomi dissociativi sarebbero protettivi rispetto al trauma, anche se Liotti e Farina (2011), sostengono che la dissociazione rappresenti pur sempre una disgregazione della coscienza e che solo secondariamente e molto di rado potrebbe avere la funzione di proteggere dal dolore del trauma l’individuo.

Quali interventi psicoterapeutici?

Come ha scritto Bessel van der Kolk (1994), “the body keeps the score”, ovvero “il trauma lascia il proprio segno nel corpo”. I protocolli evidence-based in questi casi infatti pongono l’accento sul corpo e sul trattamento delle conseguenze somatiche dei traumi in parallelo con la psicoterapia cognitiva standard che si focalizza invece sugli aspetti cognitivi ed emotivi del trauma stesso. Una teoria basata sul corpo, permetterebbe l’elaborazione dei traumi attraverso l’accesso dimensioni che, a causa del trauma stesso, non sono integrate con il resto dell’esperienza cosciente. Ad esempio la Terapia Sensomotoria della Odgen e la Teoria Polivagale di Porges insieme all’EMDR sono spesso utilizzate con soggetti traumatizzati.

BIBLIOGRAFIA

Cardeña, E. (1994). The Domain of Dissociation. In Lynn, S.J., Rhue, J.W. (Eds. 1994). Dissociation: Clinical and Theoretical Perspectives. New York: Guilford.

Herman, J.L. (1992). Complex PTDS: a syndrome in survivors of prolonged and repeated trauma. Journal of Traumatic Stress, 5 (3), 377-391.

Liotti G. (2006), “Realtà e rappresentazioni delle emozioni nella psicoterapia co- gnitivo-evoluzionista”, Psicobiettivo, 26(3): 56-73;

Liotti G, Farina B (2011). Sviluppi Traumatici: eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensone dissociativa.: Raffaello Cortina, Milano.

Steinberg, M., Schnall, M. (2001). La dissociazione. I cinque sintomi fondamentali. Tr.it. Raffaello Cortina, Milano 2006.

Tagliavini, G. (2011). Modulazione dell’arousal, memoria procedurale ed elaborazione del trauma. Il contributo clinico del modello polivagale e della terapia sensomotoria. Cognitivismo clinico, 8(1): 60-72.

van der Kolk, B. (1994). The Body Keeps the Score: Memory and the Evolving Psychobiology of Post Traumatic Stress. Harvard Review of Psychiatry, 1994, 1(5), 253-265

van der Kolk, B., Pelcovitz, D., Roth, S., Mandel, F., McFarlane, A. & Herman J.L. (1996). Dissociation, Affect Dysregulation & Somatization: the complex nature of adaptation to trauma. American Journal of Psychiatry, 153(7), Festschrift Supplement, 83-93

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