La Compassione

La rubrica“Possiamo provare compassione solo fino a quando crediamo che la persona sofferente condivida con noi vulnerabilità e possibilità.” 
Martha Nussbaum

Luigi ha perso la moglie in un incidente stradale e Francesco, suo caro amico, partecipando al funerale avverte un tuffo al cuore, un nodo alla gola ed il desiderio di alleviare la sofferenza di Luigi…sta condividendo compassionevolmente con lui il dolore per la sua perdita…

Cos’è la compassione?
La compassione è un’emozione considerata tra le componenti fondamentali del comportamento pro-sociale, infatti ci consente di agire nei confronti degli altri in modo disinteressato, dando loro la possibilità di ottenere beneficio dal nostro intervento. In particolare, la compassione, dal latino “cum patior” ossia “soffro con”, nasce come risposta alla sofferenza degli altri inducendo in noi un forte desiderio di alleviarla ed un atteggiamento di accoglienza e avvicinamento.
La compassione è diversa dalla pena perché in quest’ultima la persona che presta aiuto si riconosce come superiore a quella afflitta; diversamente, nel caso della compassione ci riconosciamo simili a colui che soffre, considerando che potremmo trovarci a vivere analoghe condizioni di sofferenza. Inoltre, attraverso un atteggiamento compassionevole potremmo aiutare l’altro non solo ad esprimere il proprio dolore, ma anche a viverlo e ad affrontarlo.

Cosa si prova?
La compassione si manifesta con una stretta al cuore, una sensazione dolorosa per le sofferenze dell’altro a cui si può associare un nodo alla gola.

Perché si prova compassione?
Solitamente, i meccanismi evolutivi tendono a selezionare le caratteristiche in grado di apportare benefici all’individuo e più in generale alla specie di appartenenza, quindi quale vantaggio genera la compassione? Un’ipotesi plausibile consiste nell’affermare che la compassione ci aiuti a rafforzare il legame con gli altri, basandosi su un principio generalizzato di reciprocità; infatti, se vi è una spinta comune ad aiutare chi si trova in difficoltà, aumenteranno le probabilità che anche l’individuo stesso riceva aiuto qualora ne avesse bisogno, incrementando in tal modo le possibilità di sopravvivenza del singolo e della collettività.

Quando si prova compassione?
La compassione nasce in risposta a diverse situazioni di sofferenza come lutti, gravi malattie o ancora condizioni di estrema povertà, e ci rende desiderosi di avvicinarci alla persona afflitta per offrirle il nostro aiuto diminuendone le sofferenze; tuttavia, è bene sottolineare che a parità di condizioni le reazioni umane possono essere diverse: infatti, davanti alla sofferenza spesso possiamo provare compassione, ma può accadere di provare emozioni opposte come il disgusto o la paura con conseguenti comportamenti di fuga, fisica o psicologica, dal sofferente stesso o dall’emozione di compassione dolorosa che il vederlo comporta.
Perché esistono tali differenze? Sicuramente, la compassione può essere modulata da aspetti cognitivi e da alcune competenze di base, in particolare risultano cruciali la valutazione del sofferente come non meritevole della pena che lo affligge, e la capacità di immedesimarsi con quest’ultimo, adottandone gli scopi e disponendosi con benevolenza ad aiutarlo a raggiungerli.
Nell’esempio sopra citato, infatti, Francesco valuta che la perdita subita da Luigi non sia giusta né meritata, e possiamo supporre che, immedesimandosi nel dolore dell’amico, si avvicini a lui nel tentativo di consolarlo, accogliendone la sofferenza.
Di conseguenza, la compassione non è pietà o pena, bensì una forma di relazione e come tale richiede specifiche competenze. Alterazioni a livello di tali competenze ci possono, quindi, rendere difficile il provare compassione.

La Compassione in Terapia
L’emozione di compassione può manifestarsi nella relazione terapeutica: il paziente, condividendo la propria sofferenza, può evocarla nel terapeuta, attivando in quest’ultimo  l’impulso ad aiutarlo e ad averne cura. Il terapeuta potrà quindi utilizzare la compassione per dare vita ad una relazione in cui il paziente possa sperimentare sicurezza e conforto, al fine di rafforzare la cooperazione con quest’ultimo, aiutandolo a trovare soluzioni al suo dolore. In particolare, il terapeuta favorirà nel paziente la presa di consapevolezza dei propri scopi, aiutandolo a gestirli efficacemente.
Un approccio terapeutico recente esalta il ruolo dell’atteggiamento compassionevole nel percorso di cura, ossia la terapia focalizzata sulla compassione (TFC).
La TFC utilizza alcune tecniche che favoriscono il processo di accettazione1 in psicoterapia, elemento fondamentale nel trattamento dei disturbi psicologici e nella fasi di prevenzione delle ricadute.
Inoltre, la tradizione buddista, a cui la stessa TCF fa riferimento, sostiene che praticare la compassione avrebbe il potere di “trasformare la mente” (Dalai Lama, 1995) modificandone lo stile attentivo e di ragionamento. La letteratura dimostra come praticare la compassione e l’auto-compassione possa favorire una migliore comprensione della nostra vita emotiva, diminuendo le reazioni di stress nella vita quotidiana.
A questo punto, risulta chiaro come, nell’ambito di un percorso psicoterapeutico, sarebbe vantaggioso per il paziente imparare a divenire compassionevole verso se stesso, comprendendo la propria sofferenza e considerandola come parte dell’esperienza umana comune a tutti, perché come sosteneva Gautama Buddha “Tu stesso, come chiunque altro nell’universo, meriti il tuo amore e il tuo affetto”.

1Accettazione: modificazione delle credenze che sostengono l’investimento di uno scopo nel momento in cui questo si rivela irrimediabilmente compromesso (Perdighe e Mancini, 2010)

Bibliografia:

Dalai Lama (1995). The Power of Compassion. HarperCollins, India.

Perdighe C, Mancini F (2010). Il lutto. Dai miti agli interventi di facilitazione dell’accettazione. Psicobiettivo 127-148

Petrocchi N, Couyoumdjian A (2012). L’impiego delle tecniche della terapia focalizzata sulla compassione per promuovere il processo di accettazione in psicoterapia. Cognitivismo Clinico 9,2 178-190

Pozzato M, Zanon S (2010). La Pena e la Compassione. La cura delle emozioni in terapia cognitiva. (A cura di) Apparigliato M., Lissandron S 283-294. Ed. Alpes, Roma.

Pace TW, Negi LT, Adame DD, Cole SP, Sivilli TI, Brown TD, Issa MJ, Raison CL (2009). Effect of compassion meditation on neuroendocrine, innate immune and behavioral responses to Psychosocial stress. Psychoendocrinology, Jan 34(1): 87-98. Doi:10.1016/j.psyneuen.2008.08.011. Epub 2008 Oct 4

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