La Dipendenza da Gioco d’azzardo (DGA o Gambling Disorder): l’illusione dei soldi facili che porta alla rovina.

“…io ripresi a puntare, a casaccio e senza fare i calcoli. Non capisco che cosa mi abbia salvato! A volte, però, cominciava ad affiorare nel mio cervello un calcolo. Mi sentivo legato a certe cifre e a certe combinazioni, ma ben presto le abbandonavo e riprendevo a puntare quasi inconsapevolmente. Dovevo essere molto distratto tanto che i croupiers parecchie volte dovettero correggere il mio gioco. Facevo degli sbagli grossolani. Avevo le tempie madide di sudore e le mani che tremavano.”

Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Il giocatore

Il gioco d’azzardo ha ormai assunto dimensioni sociali rilevanti. Viene, infatti, paragonato ad una vera e propria dipendenza comportamentale (Disturbo da Gioco d’ Azzardo – DGA) che potrebbe portare a gravi disagi personali e familiari.

Il sito del Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha calcolato che le stime relative alla grandezza del gioco d’azzardo patologico variano dal 0,5 al 2,2% della popolazione generale. Se, infatti, si prende in considerazione il picco (1.329.211), si potrebbe notare come il fenomeno potrebbe interessante tranquillamente una città italiana della grandezza di una metropoli. Si potrebbe immaginare, ad esempio, che tutti gli abitanti di Milano, ad un certo punto, si esponessero al rischio e all’impulso quotidiano di giocare e perdere soldi, allo scopo di puntare denaro e garantirsi un momentaneo ed appagante stato di eccitazione.

Il gioco d’azzardo, infatti, offre la speranza di un guadagno immediato, che può essere avvertita come una sorta di “soluzione-scorciatoia”.  Purtroppo questo tipo di dipendenza potrebbe esporre le persone al rischio di non riuscire a discriminare tra un comportamento ludico nella norma, un leggero disturbo e un comportamento patologico. Tra questi tre atteggiamenti, infatti, il confine è molto labile e a volte confuso da norme sociali e comportamentali.

Il DSM-5 (2013) inserisce il DGA tra i disturbi da uso di sostanze, questo perché sono tante le ricerche che negli ultimi anni hanno dimostrato come la sintomatologia, i correlati cerebrali, la comorbilità, la fisiologia e il trattamento di tale disturbo siano molto simili a quelli dei comportamenti di abuso e dipendenze, nonostante il giocatore patologico non assuma, effettivamente, alcuna sostanza psicoattiva. Il DSM-5 inoltre classifica il disturbo in lieve, moderato, grave.

I criteri diagnostici sono:

Comportamento da gioco d’azzardo problematico ricorrente e persistente che porta a stress o a un peggioramento clinicamente significativo, come indicato dalla presenza nell’individuo di 4 (o più) dei seguenti sintomi per un periodo di almeno 12 mesi:

Necessità di giocare una quantità crescente di denaro con lo scopo di raggiungere l’eccitazione desiderata

Irritabilità o irrequietezza quando tenta di  ridurre o interrompere il gioco d’azzardo

Ripetuti sforzi infruttuosi per controllare, ridurre o interrompere  il gioco d’azzardo

Preoccupazione per il gioco d’azzardo (per esempio, ha pensieri persistenti di rivivere esperienze passate del gioco d’azzardo, di problematiche o di pianificazioni future, pensando  come ottenere danaro con cui giocare)

Spesso gioca quando si sente in  difficoltà (per esempio, assenza di speranza, in colpa, ansioso, depresso)

Dopo aver perso soldi al gioco, spesso,  torna un altro giorno (perdite “inseguite”)

Racconta bugie per nascondere il coinvolgimento nel gioco d’azzardo

Perdita di una relazione significativa o del lavoro, studio o un’opportunità di carriera  a causa del gioco d’azzardo

Si basa su altri per cercare denaro e per alleviare le disperate situazioni finanziarie causate dal gioco d’azzardo

Il comportamento da gioco d’azzardo non è meglio descritto da un episodio maniacale.

I giochi che provocano dipendenza possono essere classificati secondo diverse categorie, la più semplice li vede suddivisi tra: giochi dalla vincita immediata (es. gratta e vinci, slot machine, videopoker, bingo), giochi che prevedono un più prolungato tempo d’attesa (es. lotterie, poker, scacchi, totocalcio).

Lo stato di euforia e d’eccitazione del giocatore d’azzardo durante il gioco sarebbe quindi paragonabile a quello prodotto dall’assunzione di droghe. In entrambe le patologie, infatti, risulta esserci una relazione con un’alterazione del sistema della gratificazione. Altri studi hanno evidenziato come per molti giocatori patologici, il gioco potrebbe essere una strategia di coping disfunzionale per fronteggiare stati emotivi negativi, o all’opposto, una modalità per ricercare stati emotivi desiderati. Solitamente tali stati possono essere inclusi nelle macro categorie dell’eccitazione e della delusione. L’oscillazione continua del giocatore patologico tra questi due stati e l’incapacità a farvi fronte con strategie di coping funzionali, a lungo termine, porta il soggetto a sentirsi in trappola. Tale trappola racchiude un senso di onnipotenza, fantasie di vincita (pensiero magico) che ad un certo punto diventano quasi una certezza di potersi rifare del denaro perduto (rincorsa delle perdite) e tutto questo incide naturalmente sull’umore che si abbassa vertiginosamente come conseguenza delle ingenti e frequenti perdite di denaro. Questo viene definito il “punto di non ritorno” e causa un aumento nella frequenza del gioco e del desiderio di recuperare e un’impossibilità percepita di potersi sottrarre a questa sorta di “autoinganno”, in un loop senza fine.
La speranza di poter giungere alla vincita riparatori (rincorsa alle perdite o chasing, Lesieur, 1977), favorisce inoltre comportamenti disfunzionali quali la persistenza nel gioco a dispetto dei risultati.  Ci sarebbe da sottolineare che, davanti al gioco, siamo tutti un po’ irrazionali, così come, nella vita, ci ritroviamo spesso a seguire il nostro intuito piuttosto che il nostro ragionamento ma nei giocatori patologici tutto questo è maggiormente accentuato e condizionato da uno stato emotivo molto forte che è a sua volta condizionato dagli esiti del gioco stesso. Un altro fattore importante è rappresentato dalle caratteristiche strutturali del gioco. In questo caso è proprio l’industria del gioco a far leva per poter incrementare i profitti. Nello specifico, la velocità del gioco è spesso uno dei fattori che ne determina la maggiore pericolosità: un esempio caratteristico sono le slot-machine, in cui, la durata di una scommessa, non supera i 5 secondi, con la possibilità di effettuare una nuova scommessa in maniera pressoché immediata. Ne consegue che il poco tempo per riflettere porta il giocatore ad essere completamente assorbito dal gioco. Alcuni studiosi, infatti, hanno evidenziato come, tra i giocatori di slot-machine, si registrino livelli di dissociazione più alti rispetto a popolazioni non cliniche (Stewart & Wohl, 2013).

Tuttavia, è possibile intervenire su questo loop cogntivo, emotivo e metacognitivo grazie a protocolli di psicoterapia cognitivo comportamentale che si basano sulla ristrutturazione di alcuni degli assunti centrali della mente del giocatore. Questi protocolli suggeriscono anche l’utilizzo di interventi psicoeducativi per mitigare l’impatto emotivo sulle decisioni del giocatore patologico. A livello scientifico, l’approccio che ha accumulato maggiori evidenze di efficacia è quello cognitivo-comportamentale. Il trattamento consiste nel riconoscimento delle situazioni che attivano il comportamento disfunzionale, l’esposizione alla situazioni ad alto rischio di ricadute e l’uso di tecniche che aumentano l’assertività, la capacità di soluzioni dei problemi e di rilassamento (Coriale e coll., 2015).

BIBLIOGRAFIA

American Psychiatric Association. Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing, 2013. Edizione italiana: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Raffaello Cortina, 2014.

Coriale, G., Ceccanti,  M., De Filippis, S., Falletta, C., De Persis, S., (2015). Disturbo da gioco d’azzardo: epidemiologia, diagnosi, modelli interpretativi e trattamento. Riv Psichiatr; 50(5): 216-227.

Lesieur, H.R. (1977). The chase: career of a compulsive gambler. Anchor Press/Doubleday: Garden City, NY.

Stewart, M.J. & Wohl, M.J. (2013). Pop-up messages, dissociation, and craving: how monetary limit reminders facilitate adherence in a session ofslot machine gambling. Psychology of Addictive Behaviors, 27(1), 268-73.

 

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