“L’infelicità umana dipende da cause esterne e gli individui hanno poca o nessuna capacità di controllare le proprie pene ed i propri disturbi”: la quinta idea irrazionale di Albert Ellis.

 

La rubrica

Nessuno è nato sotto una cattiva stella; ci sono semmai uomini  che guardano male il cielo! Dalai Lama

“Ero in sovrappeso, pieno di debiti e infelice. In un certo senso sapevo che il mio stato era il risultato delle mie scelte, ma passavo la maggior parte del tempo cercando scuse plausibili per non cambiare: non avevo tempo per andare in palestra o esercitarmi, la mia auto era sempre rotta, non riuscivo ad ottenere il lavoro che desideravo. NON MI CAPITAVA MAI NIENTE DI BUONO. Pensavo che la maggior pare delle cose che mi accadevano nella vita erano fuori dal mio controllo.” 

La maggior parte delle persone, oggi, tende a pensare che la fortuna così come la sfortuna dipendano da cause esterne e quindi ad attribuire ad eventi esterni la colpa della propria infelicità (Locus of Control esterno). Proviamo un attimo a riflettere su come stiamo conducendo la nostra vita. Notiamo come, spesso, attiviamo una sorta di pilota automatico e agiamo come se fossimo impotenti di fronte agli eventi che ci accadono. A. Ellis (1962) sottolineava come ciò che sembra avere un effetto negativo sulle persone non è solamente la credenza di non poter controllare alcuni eventi esterni, cosa peraltro possibile, ma che tali eventi abbiano un impatto catastrofico ed irreparabile sulla loro vita, tale da compromettere per sempre la loro felicità. Sosteneva, infatti, che un evento possa essere più o meno catastrofico a seconda della valutazione e degli atteggiamenti personali nei confronti dell’evento stesso e che la convinzione che la nostra felicità dipenda da fattori esterni che non possono essere modificati, comporti una sensazione di impotenza che ci renderà rigidi di fronte ad ogni possibile cambiamento. Il fatto di attribuire all’esterno le cause della nostra infelicità (e anche della nostra felicità) ci porterà a pensare che le cose, le persone, tutto ciò che fa parte della nostra vita, SEMPLICEMENTE CI CAPITA, non c’è niente che possiamo fare per controllare queste cose (IMPOTENZA APPRESA) e che sia inutile preoccuparsi e cercare una soluzione. Tutto ciò, ovviamente, avrà un impatto negativo sulle nostre emozioni, ci sentiremo arrabbiati, frustrati, tristi, impotenti, ecc., e probabilmente lederà la nostra autostima e la nostra efficacia. Secondo Ellis, le persone che hanno questa idea irrazionale, tendono ad accusare gli altri delle proprie sfortune e e a generalizzare l’impatto negativo di alcuni eventi all’intera esistenza, al futuro, con la convinzione che questi possano definitivamente (ASSOLUTISMO) impedirgli di essere felice. Spesso, infatti, questa idea è collegata ad un forte senso di ingiustizia subita e alla convinzione che, non potendo controllare gli eventi che ci accadono nella vita, si possa essere costantemente in balia di essi. La sensazione di essere “vittima” delle situazioni, aumenta la percezione di impotenza e rinforza l’idea che l’infelicità faccia parte dell’essere umano come qualcosa di immutabile, imprevedibile  e incontrollabile. Sentirsi impotenti di fronte alle avversità della vita, nonostante i continui sforzi nell’evitare determinate sventure, porta ad uno stato emotivo di rabbia, ad agire in maniera aggressiva nei confronti dell’altro e alla convinzione che qualcosa andrà sempre storto e ci renderà infelici. Il Locus of Control esterno, purtroppo, non porta a nessun cambiamento e non permette, ad esempio, di modificare gli eventi esterni a proprio favore oppure di recuperare ricordi in cui, ad esempio, dopo un evento spiacevole, le cose siano migliorate. Inoltre, la rigidità di pensiero sul fatto che le cose possano andare o solo bene o solo male (pensiero dicotomico), senza cogliere le sfumature delle cose che accadono, non ci permette di vivere e giudicare gli eventi in maniera flessibile. La quinta idea irrazionale di Ellis, quindi, porta ad una valutazione rigida e pervasiva del mondo che ci circonda e degli eventi che ci accadono, e a sentire emozioni disfunzionali anche di fronte a eventi molto banali e semplici come trovare una lunga coda in banca.

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Come possiamo modificare questo pensiero irrazionale e renderlo più funzionale al nostro benessere?

Per prima cosa si dovrebbe guardare i propri pensieri a distanza senza giudicarli e poi cominciare a pensare che la gravità di un evento e le emozioni disfunzionali che ne derivano sono un conseguenza della nostra valutazione di quell’evento e non dell’evento in sé. Un punto chiave nella messa in discussione dell’idea irrazionale è quello di inserire un elemento possibilistico come ad esempio “potrebbe accadere”, “sarebbe fastidioso”, “non sarebbe apprezzabile”. L’uso di termini non assolutistici permette di evitare che il pensiero stesso diventi assolutista, e di conseguenza aumenta la possibilità di cambiare tali idee. Esercitarsi ad affrontare le situazioni con la convinzione che l’evento in sé non travolgerà la propria vita e che si potrà decidere se sconvolgersi o meno di fronte ad esso, sicuramente ci porterà ad un aumento della nostra efficacia e a sentirci padroni della nostra vita. Avere la consapevolezza che noi siamo i piloti dell’autobus e che ci sono cose che ci guidano lungo il percorso (valori, obiettivi, scelte, ecc.), ci permetterà di gestire tutto ciò che arriva nella nostra vita e che sale su quell’autobus (eventi negativi, paure, persone disturbanti, ecc.) in maniera efficace o semplicemente con la consapevolezza di poter scegliere quello a cui dare maggiore importanza. Ovviamente, alcune di queste situazioni, persone, ecc., potrebbero essere fastidiose, frustranti o dolorose ma ridimensionare l’impatto che esse potrebbero avere sulla nostra vita, potrebbe essere un valido aiuto contro la catastrofizzazione.

Nelle mani del destino

Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario.  Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi. Durante la marcia si fermò a un tempio shintoista e disse ai suoi uomini: «Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino». Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà. «Nessuno può cambiare il destino» disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia. «No davvero» disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt’e due le facce. Tratto da “101 Storie Zen”

Bibliografia

Ellis, A., (1962). “Reason and emotion in psychotherapy”. Lyle Stuart, New York. tr.it. “Ragione ed emozione in psicoterapia”. Astrolabio, Roma 1989.

Nyogen Senzaki, Paul Reps, (1957). 101 Storie Zen. Traduzione di Adriana Motti, Adelphi, Milano 1973.

 

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