“Se solo non avessi…” Simulare alternative alla realta’: il pensiero controfattuale

Avete una riunione in programma nel pomeriggio, vi sentite agitati, tesi. Avete ancora un po’ di cose da terminare sul file su cui state lavorando da tanto tempo, ma dovete assolutamente partire da casa altrimenti arrivereste in ritardo. Raccogliete tutte le vostre cose in fretta e furia e correte alla metrò. Sudati arrivate nella sala riunioni, tirate fuori i documenti, cercate la chiavetta nella borsa….ma…la chiavetta non c’è. Nella fretta l’avete dimenticata a casa. Cercate di non mostrare la rabbia che provate verso voi stessi, e presentate il progetto senza il supporto delle vostre tanto sudate slide. La riunione termina, e voi vi sentite affranti e arrabbiati. Un solo e unico pensiero continua a rimbalzarvi nella mente, tormentandovi:

se solo non avessi fatto tutto così in fretta, se solo mi fossi preparato la borsa prima…allora la mia riunione sarebbe stata un successo!

Questo tipo di pensiero si chiama “controfattuale” (CFT) e consiste in una simulazione alternativa dell’esito di un evento accaduto nel passato (Roese, 1997), al quale viene comparato un esito alternativo ipotetico. Tale pensiero assume la forma “se…allora”, in cui nell’antecedente viene modificato un qualche elemento della realtà che porta nel conseguente allo scenario alternativo desiderato. Poniamo ad esempio di aver subito il sequestro dell’auto per non aver pagato l’assicurazione. Il CFT può assumere la forma “se solo avessi segnato la data in agenda, avrei ricordato la scadenza dell’assicurazione”.

Esso può essere classificato sulla base della direzione della comparazione (Markman et al.,1993; Roese et al.,1997):  può identificare uno scenario alternativo migliorativo (upward counterfactuals) oppure peggiorativo (downward counterfactuals) dell’evento. Se, ad esempio, abbiamo tamponato un’auto, potremmo produrre un controfattuale upward “se solo non mi fossi fatto distrarre dalla musica non avrei fatto questo incidente”. Lo scenario migliorativo, in questo caso, consiste nella simulazione mentale di una realtà in cui l’incidente non è avvenuto. Un CFT downward potrebbe invece esplicarsi: “se fossi stato distratto anche dal telefono, avrei potuto fare un incidente più serio”. In questo secondo caso, la simulazione mentale prende in considerazione un evento alternativo in cui l’esito avrebbe potuto essere molto peggiore di quello che in realtà è stato.

Che funzione ha il pensiero controfattuale per l’essere umano?

Controfattuali downward e upward svolgono due funzioni diverse (Roese, 1997). Il primo stimola nell’individuo considerazioni di quanto le cose sarebbero potute andare peggio, e svolge quindi una funzione regolativa dello stato affettivo, di tipo consolatorio. Pensare che le cose sarebbero potute andare peggio può aiutare le persone ad accettare eventi e circostanze difficili e negative della vita. Le emozioni elicitate sono più positive, ad esempio sentimenti di sollievo. Il pensiero controfattuale upward permette invece all’individuo di apprendere dall’esperienza e di identificare comportamenti alternativi efficaci atti a raggiungere il risultato desiderato nel caso si ripresentasse la situazione (Johnson et al.,1990). Nel caso dell’esempio sopra citato, il controfattuale prodotto aiuterà la persona a identificare una possibile causa dell’ incidente, e a comportarsi in maniera diversa la prossima volta. Il CFT upward permette quindi di individuare una relazione causale tra eventi e di agire sulla base di tale apprendimento. Tale tipologia di pensiero può quindi influenzare differenti processi cognitivi quali il problem solving, la deduzione, la presa di decisione, il calcolo della probabilità (Byrne, 2002; Epstude et al., 2008).

Dal punto di vista emotivo, tuttavia, un CFT upward porta la persona a considerare come l’esito della situazione in oggetto sarebbe potuto essere migliore, e ricorda all’individuo il contrasto esistente tra la realtà e l’alternativa simulata (Roese, 1994); per questo motivo elicita maggiormente emozioni negative quali senso di colpa, vergogna, rammarico e biasimo e può portare a mantenere alti livelli di sofferenza emotiva (Davis et al., 1995; Leithy et al.,2006).

BIBLIOGRAFIA

  • Byrne,R.M.J.(2002).Mental models and counterfactual thoughts about what might have been. TrendsCogn.Sci; 6: 426– 431.
  • Davis, CG, Lehman DR, Wortman, CB, Silver RC, & Thompson SC. (1995). The undoing of traumatic life events Personality and Social Psychology Bulletin; 21: 109–124.
  • Epstude K, Roese NJ. (2008). The functional theory of counterfactual thinking. Pers Soc Psychol Rev; 12(2): 168–192.
  • Johnson MK, Sherman SJ. (1990). Constructing and reconstructing the past and the future in the present. In. Higgins ET, Sorrentino RM. Handbook of motivation and cognitizion: Foundations of social behavior;  2: 482-526. New York: Guiolford Press
  • Leithy S, Brown C, Robbins I. (2006). Counterfactual Thinking and Posttraumatic Stress Reactions. Journal of Abnormal Psichology; 115 (3): 629 – 635.
  • Markman KD, Gavansky I, Sherman SJ, MCMullen MN. (1993). The mental simulation of better and worse possible worlds. Journal of Experimental Social Psychology; 29: 87-109.
  • Roese NJ. (1994). The functional basis of counterfactual thinking. Journal of Personality and Social Psychology; 66: 805-818.
  • Roese NJ. (1997). Counterfactual Thinking. Psychological Bulleti; 121 (1): 133-148.

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