Racconti di terapia: l’ipocondria di Anita.

La rubrica

Nella pièce teatrale “Il malato immaginario” di Moliere, Argante
(il malato) vorrebbe costringere la figlia Angelica a sposare
Tommaso Diafoirus, figlio del signor Diafoirus, noto medico,
così che il genero acquisito diventi il medico di fiducia del padre.

“…Venti e quaranta soldi. Tre e due cinque, e cinque fanno
dieci, e dieci fanno venti. Sessantatré lire, quattro soldi, sei
denari. Dunque, è andata che in questo mese ho preso uno, due,
tre, quattro, cinque, sei, sette, otto medicine; e uno, due, tre,
quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici e dodici
lavativi; mentre il mese scorso sono arrivato a dodici medicine
e venti lavativi.
Non c’è da meravigliarsi se in questo mese sto
meno bene del mese scorso”

Il nostro Argante si chiama Anita.

La prima volta che vedo Anita, lei comincia a raccontare dei suoi dolori alle gambe e del fatto che il suo medico curante le abbia prescritto una serie di accertamenti clinici.  Gli esami sono tutti negativi ma Anita, da quel momento in poi, entra nel circolo vizioso della preoccupazione e del dubbio eccessivo nonostante le continue rassicurazioni del proprio medico ma anche di una serie di specialisti, consultati in maniera sistematica tutti i mesi. “Senta, io lo so che i medici mi hanno detto che non c’è niente di preoccupante, però la maggior parte delle malattie, per esempio il cancro, alla fine ha sintomi che all’inizio sono sottovalutati e poi ora magari il cancro non c’è ma poi esce fuori improvvisamente, è sempre così”. I dolori alle gambe di Anita sembrano tornare ciclicamente, lei continua ad assumere antidolorifici e a fare controlli medici.  Frequentemente si mette davanti allo specchio per vedere se in qualche modo le sue gambe si stanno deformando per il cancro o magari per un’altra grave malattia, se sono diverse dal giorno precedente. Le tocca e si da dei pizzicotti per testare la loro sensibilità, per vedere se la malattia è arrivata già al punto di non ritorno, prima o poi, ne è sicura, non sentirà più i suoi pizzicotti. La preoccupazione di Anita cresce, fa di tutto per non pensarci ma poi viene presa dai sensi di colpa: ”Se io sento male, vuol dire che c’è sicuramente qualcosa che non va  nel mio corpo, non posso essere così incosciente da sottovalutarlo!”.

Anita passa così intere nottate su internet a leggere e informarsi sulle cause del suo dolore. “Io lo sapevo! E’ qualcosa di grave, i medici non hanno controllato bene, gli sarà sfuggito qualcosa!!!”. L’ansia di Anita cresce a dismisura e nella sua mente la certezza di essere gravemente malata diventa ormai l’unico pensiero. Il giorno dopo decide di prenotare una visita da un altro specialista che, dopo l’ennesimo esame, la rassicura, le dice che non c’è nulla di cui preoccuparsi, che, forse, potrebbe trattarsi solo di una carenza vitaminica e le prescrive degli integratori. Anita esce dallo studio del medico con in mente un solo pensiero assillante “E’ solo una carenza vitaminica…allora forse è qualcosa di grave legato al mio metabolismo…” comincia a piangere disperata, nella sua mente si susseguono immagini veloci e sempre più dettagliate di lei, malata, costretta a letto e alimentata solo da una flebo, non potrà avere una vita normale, innamorarsi, avere figli…

Anita cerca con tutte le sue forze di non pensarci, odia la sua ansia, la sua continua angoscia che non la lascia vivere, vorrebbe cancellare le sue preoccupazioni ma sente anche di trovarsi in un vicolo cieco, la preoccupazione e l’ansia sono le sue alleata contro il suo male immaginario, se non si preoccuperà abbastanza, si ammalerà perché potrebbe decidere di non fare altri accertamenti, magari quelli necessari per prendere in tempo la sua malattia.

“Se mi sento così preoccupata, qualcosa sicuramente ci sarà, Dottoressa!”, mi dice, durante un nostro incontro. “Io non voglio più preoccuparmi, non la voglio quest’ansia, vorrei essere una di quelle persone forti, sa quelle che fanno sport e sono sempre sorridenti, perché devo sempre pensare di avere un brutto male? qual’è il mio problema? tutti mi hanno allontanata per questa cosa, anche mia mamma non ce la fa più a sopportarmi, lo so! Odio sentirmi così debole e lo sarò se mi trovano un tumore, ancora di più!”

“Vede, il dolore da ieri è aumentato, stamattina ero completamente in ansia e poi stavo per disdire il nostro appuntamento perché non riuscivo nemmeno a muovermi, anche solo qualche passo mi stancava! Se questa non è la prova che qualcosa di grave nelle mie gambe sta succedendo, io non so più a cosa credere! Lo specialista di Torino mi ha detto che forse è carenza vitaminica, quindi magari non ho un tumore ma è evidente che il mio dolore di gambe è il sintomo che qualcosa non va, penso sia una di quelle malattie metaboliche oppure degenerative, almeno così ho letto su internet”.

“Gliel’ho detto, Dottoressa, di mia zia no?! Lei ha avuto un tumore al seno, io l’ho vista, come si è ridotta, povera zia, la chemioterapia, poi, già me lo immagino come sarà”.

“L’altra notte ero sveglia, e immaginavo il medico che mi diceva che avevo un tumore e che non c’era più niente da fare, poi mi sono vista nella sala dove fanno la chemioterapia, io la conosco bene, perché accompagnavo mia zia, tutte quelle donne e uomini così fragili, pensavo che anch’io sarei diventata così, il mio ultimo respiro…ho immaginato tutto, sono stata sveglia fino al mattino dopo, in preda all’ansia”.

La mattina seguente, Anita comincia a notare un nuovo sintomo, le mani tremano, si spaventa e chiama la sua psicoterapeuta in preda al panico “I sintomi stanno peggiorando…” e così la sua ansia cresce minuto dopo minuto, e più cresce più aumenta il tremolio delle sue mani e si convince sempre di più della sua ipotesi iniziale. Ritorna dal medico e si fa prescrivere un’altra tac. “Magari la precedente era stata fatta male, certo mi prenderà a parole, ma d’altra parte meglio fare una brutta figura che un cancro in stadio troppo avanzato, e poi il dolore c’è, mica è andato via!”. Si arrabbia e dice:“Nessuno mi da retta, tutti mi prendono sotto gamba, quando cominceranno a curarmi sarà troppo tardi!”

Anita è sicura, se non ci fosse nulla di grave il medico non le avrebbe mai prescritto questi nuovi accertamenti e, nuovamente, conferma sempre di più la sua ipotesi iniziale.

“Bene, farò tutti questi accertamenti, scoprirò il cancro in tempo! Se salto anche solo un esame potrebbe portare male, potrebbe succedere che per un solo esame non fatto, alcune cose non riusciranno a vederle..si si farò tutto, nei minimi dettagli. Per me è troppo importante sopravvivere, devo evitare ad ogni costo la chemioterapia o un intervento chirurgico, la sedia a rotelle, poi, non ne parliamo!”. Anita pensa anche ai suoi familiari “Pensa che trauma sarà per i miei cari quando mi faranno la diagnosi, ormai sarà troppo tardi, poi comincerà il calvario, non devo assolutamente abbassare la guardia anche se non voglio più vivere con queste preoccupazioni.”

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