Disturbi in età evolutiva

Disturbi in età evolutiva

Nei disturbi in età evolutiva rientrano:

 

DISTURBI D’ANSIA IN ETA’ EVOLUTIVA

L’ansia è un’esperienza umana universale ed in moltissime circostanze molto sana; quindi, sul piano clinico non può essere sempre inquadrata come un disturbo. Nello specifico, non lo è se gli stimoli che la determinano sono oggettivamente pericolosi: in questo caso essa consente di creare uno stato di allerta che rende più facile fronteggiare il pericolo. Prima di etichettare come patologica una risposta d’ansia è importante che essa risulti disadattiva ed interferisca negativamente nella vita quotidiana di chi la prova. Inoltre, in età evolutiva è importante considerare sempre che le paure (del buio, di essere lasciati soli, di mostri immaginari, ecc.) sono piuttosto frequenti e normali in alcune fasi dello sviluppo e, contrariamente a quanto accade per gli adulti, l’ansia potrebbe non essere chiaramente percepita e verbalizzata dal bambino. Alla luce di questo, tutti i disturbi d’ansia coinvolgono varie tipologie di sintomi: stati d’animo soggettivi (paura, terrore), comportamenti manifesti (evitamenti, fughe), reazioni fisiologiche (tremori, sudorazione..).
I più frequenti disturbi d’ansia in età evolutiva sono:

 

ANSIA DA SEPARAZIONE

Il disturbo d’ansia da separazione è caratterizzato da un’ansia eccessiva nel momento in cui il bambino si deve separare da un membro della famiglia a cui è molto legato (generalmente la madre). Per essere diagnosticata come ansia da separazione,  il livello d’ansia deve essere inadeguato rispetto al livello di sviluppo del bambino e deve manifestarsi prima dei 18 anni di età. I bambini e adolescenti che presentano questo problema hanno un comportamento adeguato finché sono in presenza della figura di attaccamento e manifestano intensa ansia nel momento in cui questa si allontana, tendono a provare paure persistenti e irrealistiche riguardo al verificarsi di eventi catastrofici che li possano separare per sempre dai genitori.
I bambini piccoli potrebbero non riuscire ad identificare paure o pensieri specifici, limitandosi a non voler svolgere un’attività o a non voler andare a scuola. I bambini più grandi e gli adolescenti, invece, riescono a descrivere e identificare le loro paure; temono, ad esempio, che a loro o ai genitori possa accadere qualcosa di brutto. I pensieri, infatti, riguardano la possibilità che i genitori possano ferirsi, avere un incidente stradale, ammalarsi o morire.
Spesso, questi bambini evitano di rimanere da soli anche per pochi minuti, si preoccupano in continuazione delle condizioni di salute della madre, possono essere riluttanti ad andare a scuola o a rimanere a dormire da amici o parenti. Nel momento in cui avviene la separazione dalla figura di attaccamento possono accusare sintomatologia fisica: mal di testa, vomito, mal di stomaco. Lontano da casa tendono a sentirsi tristi, chiedono di telefonare ai genitori e di essere riaccompagnanti a casa.  E’ presente talvolta un bisogno eccessivo di rassicurazioni in tema di sicurezza e protezione da possibili danni o pericoli.
Questo disturbo è più comune nei bambini ma, a seguito di qualche evento stressante, come la perdita di un genitore o la separazione, anche gli adolescenti possono manifestarlo e possono non essere più in grado di fare cose che facevano  abitualmente come, ad esempio, dormire dagli amici o prendere i mezzi pubblici da soli.

IL TRATTAMENTO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

Il trattamento di  maggior efficacia per il disturbo d’ansia da separazione è la terapia cognitivo-comportamentale. Durante la terapia i bambini e i ragazzi apprendono degli strumenti utili al superamento del disturbo d’ansia da separazione. Dopo un’attenta ricostruzione della sintomatologia ansiosa, il terapeuta spiega ai bambini e ragazzi cos’è il disturbo d’ansia da separazione, quali sono i sintomi con cui si manifesta e quali sono i comportamenti che lo mantengono nel tempo. Durante il percorso terapeutico i bambini o i ragazzi sono aiutati ad individuare i pensieri disfunzionali legati alle situazioni sociali maggiormente temute. Assieme al terapeuta imparano a valutare le situazioni con maggiore oggettività, in modo da poterle affrontare con pensieri più funzionali e realistici. Mediante l’esposizione graduale alle situazioni temute, il bambino o l’adolescente potrà verificare che queste non comportano un reale pericolo imparando che affrontare e gestire l’ansia è possibile. A seconda delle preferenze e delle caratteristiche personali dei bambini e degli adolescenti, possono essere utilizzate diverse tecniche di rilassamento. Il coinvolgimento dei genitori nella terapia con i bambini è piuttosto importante; durante il percorso terapeutico saranno aiutati a rispondere alle richieste e ai comportamenti dei bambini o dei ragazzi così da non rinforzare le loro paure e di conseguenza il disturbo.

 

ANSIA GENERALIZZATA

Il disturbo d’ansia generalizzato si riscontra con una certa frequenza in età evolutiva ma prevalentemente è associato ad altri disturbi d’ansia (ad es. la comorbilità con la fobia sociale è del 30%), disturbo depressivo e disturbo da deficit di attenzione/iperattività. Si caratterizza per ansia eccessiva, apprensione e preoccupazione irrealistica e pervasiva non collegabile a particolari stimoli ambientali. Questi sintomi sono presenti nella maggior parte dei giorni per almeno due settimane di seguito e, in genere, per alcuni mesi. Si sviluppa a partire circa dai 12 anni. Spesso si hanno concomitanti manifestazioni somatiche quali dolori e malesseri di vario tipo dovuti a tensione muscolare (irrequietezza, cefalea muscolo-tensiva, tremore, incapacità di rilassarsi) e un’esagerata attenzione verso alcune caratteristiche personali.  Spesso i bambini o i ragazzi hanno difficoltà a concentrarsi, difficoltà relative al sonno e uno stato di irritabilità generale associati ad un’eccessiva reattività neurovegetativa.
I bambini o i ragazzi che soffrono di questo disturbo si preoccupano per futuri possibili eventi. Le preoccupazioni assumono la forma di domande, ad esempio, “e se l’interrogazione andasse male?”. I contenuti sono vari e riguardano la salute, la scuola, lesioni personali o possibili eventi catastrofici. Possono essere consapevoli del fatto che le loro preoccupazioni sono eccessive rispetto alle diverse situazioni temute; tuttavia, sentono di non essere in grado di avere un controllo su queste.
I ragazzi tendono a preoccuparsi per cose non adeguate all’età (ad es. il bilancio familiare, lo stato di salute del fratello o dei nonni). Talvolta queste preoccupazioni si associano al perfezionismo e ad una stretta aderenza alle regole, che fa si che ripetano le attività per assicurarsi che siano perfette. Cercano costanti rassicurazioni e diventano controllanti verso gli altri (ad es. chiamano più volte i genitori per sincerarsi che stiano bene). Sono costantemente alla ricerca di approvazione, in quanto si preoccupano eccessivamente delle loro prestazioni.
Inoltre, bambini e ragazzi che soffrono di questo disturbo sono in difficoltà nel momento in cui devono prendere delle decisioni, tendono all’isolamento sociale e tendono a rimandare costantemente un compito o un’attività. I bambini e i ragazzi con un disturbo d’ansia generalizzato sembrano non tollerare l’incertezza e l’impossibilità di controllare tutte le conseguenze degli eventi futuri, pertanto, cercano di prevedere ogni possibile scenario e sono costantemente alla ricerca di dettagli in quanto hanno la necessità di sapere cosa potrebbe accader loro in una certa situazione.
Qualora sia presente sintomatologia ansiosa, è opportuno svolgere alcuni accertamenti medici per escludere possibili cause organiche, come ad esempio disfunzioni endocrine e raccogliere dati anamnestici per escludere la presenza di esperienze traumatiche riferibili ad una più adeguata diagnosi di reazione acuta da stress o di disturbo da stress post-traumatico.
Il disturbo d’ansia generalizzato può comparire spesso assieme ad altri disturbi tra cui ansia sociale, ansia da separazione, depressione e disturbo da deficit di attenzione e iperattività.

IL TRATTAMENTO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

Il trattamento di maggior efficacia per il disturbo d’ansia generalizzato è la terapia cognitivo-comportamentale. Dopo un’attenta ricostruzione della sintomatologia ansiosa, il terapeuta spiega ai bambini e ragazzi cos’è il disturbo d’ansia, quali sono i sintomi con cui si manifesta e quali sono i comportamenti che lo mantengono nel tempo. Durante il percorso terapeutico i bambini o i ragazzi sono aiutati ad individuare i pensieri disfunzionali legati alle situazioni sociali maggiormente temute. Assieme al terapeuta imparano a valutare le situazioni con maggiore oggettività, in modo da poterle affrontare con pensieri più funzionali e realistici. Mediante l’esposizione graduale alle situazioni temute, il bambino o l’adolescente potranno verificare che queste non comportano un reale pericolo imparando che affrontare e gestire l’ansia è possibile. A seconda delle preferenze e delle caratteristiche personali dei bambini e degli adolescenti, possono essere utilizzate diverse tecniche di rilassamento. Il coinvolgimento dei genitori nella terapia con i bambini è piuttosto importante; durante il percorso terapeutico saranno aiutati a rispondere alle richieste e ai comportamenti dei bambini o dei ragazzi così da non rinforzare le loro paure e di conseguenza il disturbo.

 

FOBIA SPECIFICA

La fobia specifica si caratterizza per un’intensa ansia generata da una situazione o un oggetto che, in realtà, non presenta alcun pericolo.
Le situazioni o gli oggetti possono essere di diverso tipo, ad esempio particolari animali (bestie, insetti), situazioni di tipo naturale-ambientale (tuoni, altezze, ecc.), sangue-iniezioni-ferite o di tipo strutturale (gallerie, ponti, ecc.). Tale paura può interferire con il normale funzionamento della vita del bambino o dell’adolescente e della sua famiglia, ostacolandone il normale processo di sviluppo evolutivo, causando ripercussioni sul piano socio-relazionale. Atteggiamento tipico che si rileva in questo disturbo è l’evitamento di ciò che viene temuto.
Paure molto comuni tra i bambini piccoli, solitamente tendono a scomparire con la crescita.

IL TRATTAMENTO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

Il trattamento di  maggior efficacia per la fobia specifica è la terapia cognitivo-comportamentale. Durante la terapia i bambini e i ragazzi apprendono degli strumenti utili al superamento della fobia specifica manifestata. Dopo un’attenta ricostruzione della sintomatologia ansiosa, il terapeuta spiega ai bambini e ragazzi cos’è la fobia specifica, quali sono i sintomi con cui si manifesta e quali sono i comportamenti che la mantengono nel tempo. Durante il percorso terapeutico i bambini o i ragazzi sono aiutati ad individuare i pensieri disfunzionali legati alle situazioni o agli oggetti  di cui hanno paura. Assieme al terapeuta imparano a valutare le situazioni o gli oggetti con maggiore obiettività, in modo da poterle affrontare con pensieri più funzionali e realistici. Mediante l’esposizione graduale alle situazioni ed oggetti temuti, il bambino o l’adolescente potrà verificare che queste non comportano un reale pericolo imparando che affrontare e gestire l’ansia è possibile. A seconda delle preferenze e delle caratteristiche personali dei bambini e degli adolescenti, possono essere utilizzate diverse tecniche di rilassamento. Il coinvolgimento dei genitori nella terapia con i bambini è piuttosto importante; durante il percorso terapeutico saranno aiutati a rispondere alle richieste e ai comportamenti dei bambini o dei ragazzi così da non rinforzare le loro paure e di conseguenza il disturbo.

 

ANSIA SOCIALE

Il disturbo d’ansia sociale è caratterizzato da un’eccessiva timidezza nei confronti di persone poco familiari, così intensa da rendere impossibili i rapporti interpersonali. L’ansia degli incontri sociali va oltre i limiti normali per l’età del bambino, insorge in età precoce ed è associata a problemi significativi nel funzionamento sociale. Bambini e adolescenti che presentano questo disturbo evitano i contatti con le persone poco familiari, ma interagiscono bene e volentieri con i membri della propria famiglia e con le persone che conoscono bene. Appaiono isolati, timorosi, spesso vi è un eccessivo coinvolgimento in attività solitarie, le amicizie sono limitate, vi è un’eccessiva ipersensibilità alle critiche e alla disapprovazione. Il bambino o adolescente che soffre di ansia sociale può temere due tipi di situazioni: quelle in cui si sente osservato durante lo svolgimento di un compito (ad es. mangiare in pubblico, parlare in pubblico, scrivere di fronte agli altri, sostenere un’interrogazione davanti alla classe, ecc.) o le situazioni in cui si sviluppa un’interazione sociale (ad es. invitare amici a casa, incontrare nuove persone, parlare con gli adulti, esprimere le proprie opinioni). I ragazzi con un disturbo di ansia sociale sono preoccupati di dare un’immagine negativa di sè, di dire o fare cose che possano risultare imbarazzanti o umilianti, sono riluttanti ad intraprendere nuove attività, hanno una percezione di sè come non socialmente attraente. L’atteggiamento tipico è l’evitamento di contatti con persone non familiari e le abilità assertive sono carenti.

IL TRATTAMENTO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

Il trattamento maggiormente efficace per il disturbo d’ansia sociale è la terapia cognitivo-comportamentale. Dopo un’attenta ricostruzione della sintomatologia ansiosa, il terapeuta spiega ai bambini e ragazzi cos’è il disturbo d’ansia sociale, quali sono i sintomi con cui si manifesta e quali sono i comportamenti che lo mantengono nel tempo. Durante il percorso terapeutico i bambini o i ragazzi sono aiutati ad individuare i pensieri disfunzionali legati alle situazioni sociali maggiormente temute. Assieme al terapeuta imparano a valutare le situazioni con maggiore oggettività, in modo da poterle affrontare con pensieri più funzionali e realistici. Mediante l’esposizione graduale alle situazioni sociali temute, il bambino o l’adolescente potrà verificare che queste non comportano un reale pericolo imparando che affrontare e gestire l’ansia è possibile. A seconda delle preferenze e delle caratteristiche personali dei bambini e degli adolescenti, possono essere utilizzate diverse tecniche di rilassamento. Il coinvolgimento dei genitori nella terapia con i bambini è piuttosto importante; durante il percorso terapeutico saranno aiutati a rispondere alle richieste e ai comportamenti dei bambini o dei ragazzi così da non rinforzare le loro paure e di conseguenza il disturbo.

 

ANSIA SCOLARE

L’ansia scolare si caratterizza per un’eccessiva e pervasiva paura nell’andare a scuola; nello specifico, tale rifiuto della scuola, si definisce come “un’inabilità del bambino a mantenere un funzionamento appropriato all’età rispetto alla frequenza scolastica o ad una mancanza di adeguate strategie di gestione dello stress collegato a tale contesto”. La fascia di età interessata è compresa tra i 5 e i 17 anni. Il livello d’ansia che viene sperimentato è talmente elevato, tale da compromettere una regolare frequenza scolastica; spesso vi sono un marcato disagio emotivo e ripetute proteste quando è il momento di andare a scuola o dopo l’arrivo a scuola e frequenti lamentele somatiche (mal di testa, mal di stomaco). Tali difficoltà possono essere suddivise in varie categorie, per cui si possono riscontrare bambini che rifiutano la scuola: per evitare stimoli che provocano loro emozioni negative, per fuggire da situazioni sociali avversive e/o valutative (ad esempio interrogazioni), per ottenere attenzione o per assenze intenzionali.
Si possono associare all’ansia sociale anche altri disturbi, ad esempio l’ansia da separazione, l’ansia generalizzata, la fobia sociale, la fobia specifica, gli attacchi di panico, il disturbo post-traumatico da stress, la depressione, il disturbo della condotta, il disturbo oppositivo-provocatorio, il disturbo da deficit di attenzione-iperattività, i disturbi specifici dell’apprendimento.

IL TRATTAMENTO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

Il trattamento maggiormente efficace per il disturbo d’ansia scolare è la terapia cognitivo-comportamentale. Dopo un’attenta ricostruzione della sintomatologia ansiosa, il terapeuta spiega ai bambini e ai ragazzi cos’è il disturbo d’ansia scolare, quali sono i sintomi con cui si manifesta e quali sono i comportamenti che lo mantengono nel tempo. Durante il percorso terapeutico i bambini o i ragazzi sono aiutati ad individuare i pensieri disfunzionali legati alle situazioni sociali maggiormente temute. Assieme al terapeuta imparano a valutare le situazioni con maggiore oggettività, in modo da poterle affrontare con pensieri più funzionali e realistici. A seconda delle preferenze e delle caratteristiche personali dei bambini e degli adolescenti, possono essere utilizzate diverse tecniche di rilassamento. Il coinvolgimento dei genitori nella terapia con i bambini è piuttosto importante; durante il percorso terapeutico saranno aiutati a rispondere alle richieste e ai comportamenti dei bambini o dei ragazzi così da non rinforzare le loro paure e di conseguenza il disturbo.

 

DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

Il disturbo ossessivo-compulsivo si caratterizza dalla presenza di forte ansia, ricorrenti ossessioni e compulsioni che interferiscono con la normale routine di vita del bambino o adolescente.
Le ossessioni sono frequenti e persistenti pensieri, immagini mentali o impulsi percepiti come intrusivi (come se venissero messe dall’esterno nella testa di chi le prova; spesso i bambini e i ragazzi che soffrono di questo disturbo tentano di resistere e di pensare ad altro ripetendosi che le loro idee sono senza senso e assurde, tuttavia tendono a cedervi), giudicati come inappropriati (chi le prova sa che non dovrebbe avere questi pensieri) e persistenti (a chi le prova possono venire centinaia di volte in un giorno).
Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi o atti mentali che il bambino o il ragazzo si sente costretto a compiere al fine di evitare la minaccia dei pensieri intrusivi e per ridurre/prevenire lo stato emotivo ad essa associato oltre che nel tentativo di annullare la persistenza delle preoccupazioni e dei pensieri disturbanti. Il fine delle compulsioni è quello di prevenire o ridurre l’ansia perlopiù generata da un’ossessione in modo non realistico.
Tipicamente, il tentativo da parte di chi soffre del disturbo di resistere all’ossessione tende ad aumentare lo stato di tensione che alla fine diminuisce concedendosi la compulsione; questo genera un circolo vizioso difficile da spezzare. I bambini, al contrario di quanto avviene per ragazzi e adulti, possono non essere consapevoli dell’irrazionalità delle ossessioni e compulsioni.
Le ossessioni e le compulsioni tendono a coinvolgere ogni aspetto della vita del bambino o adolescente tanto da interferirne con il normale svolgimento; i bambini con esordio più precoce spesso non percepiscono i loro sintomi come disfunzionali o irrealistici a causa della ridotta consapevolezza di sè.
Nei bambini e negli adolescenti il disturbo è spesso centrato sui rituali dell’addormentamento e associato con i pensieri di morte. I temi più ricorrenti dei pensieri ossessivi sono: la contaminazione, l’aggressività, la scrupolosità, la religiosità eccessiva e la simmetria. Le più frequenti compulsioni sono centrate sul lavare e il controllare, cui seguono il ripetere (ad es. liste di parole con una funzione “magica”, il toccare, il contare), l’ordinare, il pregare e l’accumulare.

IL TRATTAMENTO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

Il trattamento di maggior efficace per il disturbo ossessivo-compulsivo è la terapia cognitivo-comportamentale. Dopo un attenta ricostruzione della sintomatologia ansiosa, il terapeuta spiega ai bambini e ragazzi cos’è il disturbo ossessivo-compulsivo, quali sono i sintomi con cui si manifesta e quali sono i comportamenti che lo mantengono nel tempo. Durante il percorso terapeutico i bambini o i ragazzi sono aiutati ad individuare i pensieri disfunzionali legati alle situazioni maggiormente temute. Assieme al terapeuta imparano a valutare le situazioni con maggiore oggettività, in modo da poterle affrontare con pensieri più funzionali e realistici. Mediante l’esposizione graduale alle situazioni temute, il bambino o l’adolescente, potrà verificare che queste non comportano un reale pericolo imparando che affrontare e gestire l’ansia è possibile. A seconda delle preferenze e delle caratteristiche personali dei bambini e degli adolescenti, possono essere utilizzate diverse tecniche di rilassamento. Il coinvolgimento dei genitori nella terapia con i bambini è piuttosto importante; durante il percorso terapeutico saranno aiutati a rispondere alle richieste e ai comportamenti dei bambini o dei ragazzi così da non rinforzare le loro paure e di conseguenza il disturbo.

 

DEPRESSIONE IN ETA’ EVOLUTIVA

I criteri per la diagnosi di depressione in età evolutiva sono abbastanza sovrapponibili a quelli previsti per l’adulto. I sintomi principali sono relativi a: umore depresso o tristezza eccessiva, irritabilità, perdita di interesse e piacere nelle attività, alterazioni del sonno, affaticabilità, percezione di inadeguatezza, di mancanza di valore o senso di colpa, difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni, lamentele somatiche, rallentamento o agitazione psicomotoria, preoccupazioni relative alla morte e, in alcuni casi, variazione del peso corporeo (aumento o diminuzione). Tipici sentimenti depressivi sono il senso di mortificazione e di vergogna, la paura di non essere amati, la sensazione di esclusione dal gruppo, il senso di colpa, l’incapacità ad esprimere e a modulare l’aggressività. Sono bambini che non si divertono e/o non investono nel gioco e nelle attività previste per l’età, sono annoiati. Possono essere oppositivi e manifestare una compromissione delle prestazioni scolastiche.
La sintomatologia del disturbo depressivo in età evolutiva è ricca e composita e una delle variabili che incide maggiormente nella fenomenologia depressiva è la fase di sviluppo in cui il disturbo esordisce.
Numerose ricerche hanno dimostrato che, in età evolutiva, la sintomatologia depressiva si presenta molto frequentemente associata ad altre patologie.
Nell’infanzia e nella prima adolescenza uno o più episodi di depressione maggiore possono precedere di mesi o di anni l’episodio maniacale. Quest’ultimo si manifesta in modo più tipico con l’elevazione del tono dell’umore e la grandiosità; meno specifici risultano l’irritabilità, l’iperattività, la distraibilità, l’eloquio accelerato, la distruttività, l’imprevedibilità delle emozioni. Da ciò si evidenzia che il disturbo bipolare puro è una sindrome relativamente poco comune nei bambini molto piccoli a causa della rarità con cui si manifesta con la tipica alternanza di fasi maniacali e depressive.

IL TRATTAMENTO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

La terapia cognitivo-comportamentale prende in considerazione le differenze individuali nell’organizzazione e nell’espressione del disturbo, i fattori protettivi e di rischio che ciascun bambino presenta in quanto elementi che influenzano l’evoluzione e l’espressione del disturbo. Lo psicoterapeuta propone tecniche e strumenti terapeutici adatti al bambino o all’adolescente con lo scopo di: individuare i meccanismi disfunzionali ricorsivi interni ed esterni ed i pattern disadattivi nelle relazioni familiari e sociali; rompere i circoli viziosi; modificare pensieri e schemi disfunzionali potenziando le abilità di padroneggiamento.
Tutti gli interventi condividono l’importanza della centralità della famiglia nell’universo del bambino e l’imprescindibile necessità di un coinvolgimento di quest’ultima per ogni intervento che si intenda mettere in atto. Gli obiettivi del trattamento includono: ridurre i sintomi depressivi, trattare le comorbidità, prevenire le ricadute, la cronicizzazione e le complicanze, migliorare l’adattamento sociale e funzionale. E’ importante, inoltre, considerare tutte le risorse intrapersonali ed interpersonali di cui possono disporre il paziente e la famiglia, al fine di inserirli nel piano di trattamento.